VISITATORI:

Manovre Salvavita
Font

Mancanza di tempo? Difficoltà organizzative? Sottovalutazione del problema? Può darsi, ma spesso alla base della mancata osservanza delle Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo del Ministero della Salute e delle più semplici regole per il taglio e la somministrazione degli alimenti per i bambini da 0 a 4 anni c’è semplicemente la mancata conoscenza.

Partendo da queste raccomandazioni, dunque, il primo passo per vedere applicate le regole della prevenzione primaria sono proprio la sensibilizzazione e l’informazione.

Molte mamme ed insegnanti chiedono spesso come fare e a chi rivolgersi per vedere applicate queste semplici regole di prevenzione primaria, che tra l’altro non hanno costi aggiuntivi né prevedono chissà quali stravolgimenti dell’assetto organizzativo per un servizio di ristorazione scolastica.

Prima di tutto è importante chiarire che le linee di indirizzo - documento ufficiale del Ministero e che pertanto deve rappresentare un riferimento per i servizi di ristorazione collettiva - sottolineano come sia necessario un approccio ampio alla prevenzione del fenomeno, che non si limiti a insegnare alle famiglie ed a coloro che si occupano di bambini (insegnanti, baby sitter, nonni, ecc…) quali siano gli alimenti pericolosi e come preparali per minimizzare il rischio di soffocamento, ma che preveda interventi coordinati di programmazione sanitaria finalizzati a ridurre l’incidenza dei casi di soffocamento. In questo senso, le Società di Pediatria Americana e Canadese (American Academy of Pediatrics e Canadian Paediatric Society) raccomandano la realizzazione di attività educative su ampia scala, l’adozione di una normativa e la promozione della ricerca sul fenomeno. A tutt’oggi, purtroppo, a parte rare eccezioni (come Stati Uniti e Svezia), i governi ancora non hanno intrapreso politiche strutturate orientate al controllo e alla prevenzione di questo fenomeno.

D’altra parte, però, pur auspicando che al più presto vedano la luce dei provvedimenti normativi specifici, non è di certo possibile ignorare le Linee di indirizzo del Ministero della salute. In questo importante documento è infatti previsto l’obbligo per i ristoratori che forniscono cibo ad asili e scuole di rispettare le regole di preparazione degli alimenti pericolosi e di garantire che i propri operatori siano consapevoli di quali sono gli alimenti pericolosi e di come prepararli. Inoltre, è fortemente raccomandata la presenza costante di personale che abbia seguito un corso di disostruzione delle vie aeree nelle strutture presso le quali vi sia la somministrazione di alimenti e che abbiano un elevato afflusso di utenza pediatrica. 

A chi ci si può rivolgere? È innanzitutto importante capire come sia organizzato il servizio di ristorazione scolastica. Nella quasi totalità dei casi, in Italia sono i comuni ad occuparsene, attraverso specifiche gare di appalto, attraverso le quali il servizio viene affidato a società di ristorazione private, che si devono attenere a precise regole definite dai capitolato d’appalto (oltre che ovviamente osservare le normative nazionali ed europee in materia di alimenti e sicurezza alimentare).

È dunque utile verificare sul capitolato d’appalto quali siano queste “regole”, come è organizzato il servizio e, nello specifico, se siano presenti indicazioni specifiche come debbano essere preparati gli alimenti.

Purtroppo, nonostante ci siano anche linee guida regionali dove il taglio e la somministrazione degli alimenti vengono citati come aspetto importante da tener presente nell’organizzazione dei servizi, questo tipo di indicazioni non è spesso citato.

È inoltre ragionevole immaginare che, nei servizi dove il pasto viene preparato in un centro di cottura e trasportato presso le scuole, ci possano essere non poche difficoltà di carattere organizzativo, ad esempio per il taglio della frutta, per diversi motivi (la frutta tagliata tende ad ossidarsi al contatto con l’aria e, se non consumata subito, può scurirsi; spesso, l’assenza di spazi idonei rende difficile effettuare questa operazione presso le scuole stesse).

Tuttavia, la sensibilizzazione sull’argomento ed il riconoscimento del fatto che il taglio e la somministrazione degli alimenti rappresentino una potentissima arma di prevenzione del soffocamento da cibo, non possono non stimolare una riflessione e soprattutto la ricerca della soluzione più adatta ad ogni specifico contesto dove i bambini mangiano.

In genere, in ogni amministrazione comunale, vi sono uffici e servizi di riferimento con professionisti dedicati (ad esempio i dietisti) che si occupano della tutela della sicurezza dei bambini. Ed a questi servizi ci si e ci si deve rivolgere, in un’ottica collaborativa e propositiva.

Il caso dell’uva. Meglio non somministrarla a scuola? E la varietà dell’alimentazione?

È chiaro che l’uva, che è in cima alla lista degli alimenti pericolosi per i bambini da 0 a 4 anni, rappresenti un caso specifico che necessita di un’adeguata riflessione. Spesso le mamme si trovano a chiedere che non venga somministrata a scuola e si vedono rispondere che, in tal modo, si limita la varietà della frutta servita e dunque la varietà dell’alimentazione dei bambini.

Premesso che la stagionalità dell’uva corrisponde con un periodo in cui sono disponibili anche altre tipologie di frutta e che la varietà dell’alimentazione si costruisce a casa oltre che a scuola (in quanto il pasto della ristorazione scolastica garantisce in media il 40 percento della giornata alimentare di un bambino), eliminare l’uva dal menu scolastico,  qualora le modalità di organizzazione del servizio non permettano in nessun modo di tagliarla in maniera adeguata, non ha, di fatto, un effetto così “devastante” sulla varietà dell’alimentazione dei bambini, anche perché – proprio in virtù della valenza educativa della ristorazione scolastica – ai genitori devono poter essere fornite anche delle indicazioni su come completare la giornata alimentare dei piccoli. Dunque, poter dire ai genitori che l’uva a scuola non viene somministrata perché non è possibile, dal punto di vista organizzativo, prevederne il taglio, e che è importante che la mangino a casa, adeguatamente tagliata e con la supervisione di un adulto, significa anche dare valore al servizio di ristorazione scolastica e svolgere un ruolo educativo ed informativo nei confronti delle famiglie.

di Ersilia Troiano, Direzione Socio Educativa, Municipio Roma III Montesacro – Associazione Nazionale Dietisti (ANDID)

 

  Chi Salva un Bambino...Salva il Mondo Intero!


Per informazioni: info@manovredisostruzionepediatriche.com

Mancanza di tempo? Difficoltà organizzative? Sottovalutazione del problema? Può darsi, ma spesso alla base della mancata osservanza delle Linee di indirizzo per la prevenzione del soffocamento da cibo del Ministero della Salute e delle più semplici regole per il taglio e la somministrazione degli alimenti per i bambini da 0 a 4 anni c’è semplicemente la mancata conoscenza.

Partendo da queste raccomandazioni, dunque, il primo passo per vedere applicate le regole della prevenzione primaria sono proprio la sensibilizzazione e l’informazione.

Molte mamme ed insegnanti chiedono spesso come fare e a chi rivolgersi per vedere applicate queste semplici regole di prevenzione primaria, che tra l’altro non hanno costi aggiuntivi né prevedono chissà quali stravolgimenti dell’assetto organizzativo per un servizio di ristorazione scolastica.

Prima di tutto è importante chiarire che le linee di indirizzo - documento ufficiale del Ministero e che pertanto deve rappresentare un riferimento per i servizi di ristorazione collettiva - sottolineano come sia necessario un approccio ampio alla prevenzione del fenomeno, che non si limiti a insegnare alle famiglie ed a coloro che si occupano di bambini (insegnanti, baby sitter, nonni, ecc…) quali siano gli alimenti pericolosi e come preparali per minimizzare il rischio di soffocamento, ma che preveda interventi coordinati di programmazione sanitaria finalizzati a ridurre l’incidenza dei casi di soffocamento. In questo senso, le Società di Pediatria Americana e Canadese (American Academy of Pediatrics e Canadian Paediatric Society) raccomandano la realizzazione di attività educative su ampia scala, l’adozione di una normativa e la promozione della ricerca sul fenomeno. A tutt’oggi, purtroppo, a parte rare eccezioni (come Stati Uniti e Svezia), i governi ancora non hanno intrapreso politiche strutturate orientate al controllo e alla prevenzione di questo fenomeno.

D’altra parte, però, pur auspicando che al più presto vedano la luce dei provvedimenti normativi specifici, non è di certo possibile ignorare le Linee di indirizzo del Ministero della salute. In questo importante documento è infatti previsto l’obbligo per i ristoratori che forniscono cibo ad asili e scuole di rispettare le regole di preparazione degli alimenti pericolosi e di garantire che i propri operatori siano consapevoli di quali sono gli alimenti pericolosi e di come prepararli. Inoltre, è fortemente raccomandata la presenza costante di personale che abbia seguito un corso di disostruzione delle vie aeree nelle strutture presso le quali vi sia la somministrazione di alimenti e che abbiano un elevato afflusso di utenza pediatrica. 

A chi ci si può rivolgere? È innanzitutto importante capire come sia organizzato il servizio di ristorazione scolastica. Nella quasi totalità dei casi, in Italia sono i comuni ad occuparsene, attraverso specifiche gare di appalto, attraverso le quali il servizio viene affidato a società di ristorazione private, che si devono attenere a precise regole definite dai capitolato d’appalto (oltre che ovviamente osservare le normative nazionali ed europee in materia di alimenti e sicurezza alimentare).

È dunque utile verificare sul capitolato d’appalto quali siano queste “regole”, come è organizzato il servizio e, nello specifico, se siano presenti indicazioni specifiche come debbano essere preparati gli alimenti.

Purtroppo, nonostante ci siano anche linee guida regionali dove il taglio e la somministrazione degli alimenti vengono citati come aspetto importante da tener presente nell’organizzazione dei servizi, questo tipo di indicazioni non è spesso citato.

È inoltre ragionevole immaginare che, nei servizi dove il pasto viene preparato in un centro di cottura e trasportato presso le scuole, ci possano essere non poche difficoltà di carattere organizzativo, ad esempio per il taglio della frutta, per diversi motivi (la frutta tagliata tende ad ossidarsi al contatto con l’aria e, se non consumata subito, può scurirsi; spesso, l’assenza di spazi idonei rende difficile effettuare questa operazione presso le scuole stesse).

Tuttavia, la sensibilizzazione sull’argomento ed il riconoscimento del fatto che il taglio e la somministrazione degli alimenti rappresentino una potentissima arma di prevenzione del soffocamento da cibo, non possono non stimolare una riflessione e soprattutto la ricerca della soluzione più adatta ad ogni specifico contesto dove i bambini mangiano.

In genere, in ogni amministrazione comunale, vi sono uffici e servizi di riferimento con professionisti dedicati (ad esempio i dietisti) che si occupano della tutela della sicurezza dei bambini. Ed a questi servizi ci si e ci si deve rivolgere, in un’ottica collaborativa e propositiva.

Il caso dell’uva. Meglio non somministrarla a scuola? E la varietà dell’alimentazione?

È chiaro che l’uva, che è in cima alla lista degli alimenti pericolosi per i bambini da 0 a 4 anni, rappresenti un caso specifico che necessita di un’adeguata riflessione. Spesso le mamme si trovano a chiedere che non venga somministrata a scuola e si vedono rispondere che, in tal modo, si limita la varietà della frutta servita e dunque la varietà dell’alimentazione dei bambini.

Premesso che la stagionalità dell’uva corrisponde con un periodo in cui sono disponibili anche altre tipologie di frutta e che la varietà dell’alimentazione si costruisce a casa oltre che a scuola (in quanto il pasto della ristorazione scolastica garantisce in media il 40 percento della giornata alimentare di un bambino), eliminare l’uva dal menu scolastico,  qualora le modalità di organizzazione del servizio non permettano in nessun modo di tagliarla in maniera adeguata, non ha, di fatto, un effetto così “devastante” sulla varietà dell’alimentazione dei bambini, anche perché – proprio in virtù della valenza educativa della ristorazione scolastica – ai genitori devono poter essere fornite anche delle indicazioni su come completare la giornata alimentare dei piccoli. Dunque, poter dire ai genitori che l’uva a scuola non viene somministrata perché non è possibile, dal punto di vista organizzativo, prevederne il taglio, e che è importante che la mangino a casa, adeguatamente tagliata e con la supervisione di un adulto, significa anche dare valore al servizio di ristorazione scolastica e svolgere un ruolo educativo ed informativo nei confronti delle famiglie.

di Ersilia Troiano, Direzione Socio Educativa, Municipio Roma III Montesacro – Associazione Nazionale Dietisti (ANDID)

 

  Chi Salva un Bambino...Salva il Mondo Intero!


Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS